Sergio Sabetta
La nascita dello stato moderno nel XVIII° secolo porta alla creazione di una sfera pubblica della famiglia sottratta allo spazio privato delle politiche parentali, nasce la famiglia intesa in senso moderno quale sfera privata degli affetti.
Nell’affermare il proprio ruolo normativo e di detentore monopolistico della forza, lo stato entra in conflitto con gli altri soggetti che fino a quel momento intervenivano sulla struttura familiare. L’istituzionalizzazione della famiglia ne permette la omogeneizzazione e il controllo dei rapporti in termini confacenti all’incipiente industrializzazione, liberando l’individuo dalla struttura patriarcale, sottraendo la famiglia al controllo di altre organizzazioni e permettendo allo stato l’inserimento di tale istituzione nei termini più opportuni nel ciclo produttivo nazionale.
Sottraendo il singolo allo strapotere delle altre istituzioni tradizionali (religiose, familiari e comunitarie) mediante il riconoscimento dei diritti individuali, se ne permette una maggiore disponibilità al ciclo industriale – manifatturiero anziché agricolo – artigianale, ma al contempo si carica la famiglia di nuove funzioni assegnate e sorvegliate dal pubblico, al fine di stabilizzare la struttura sociale nei termini utili ai nuovi cicli produttivi.
Tuttavia le nuove tensioni che si creano nei rapporti familiari, sono anche conseguenza di una molteplicità di interventi dello stato, eseguiti da varie agenzie con scopi e obiettivi non sempre coordinati e univoci talché si ottengono conseguenze differenti tra le varie fasce sociali, molto più profonde per le fasce più deboli a cui le politiche sociali si rivolgono, con costi economici via via crescenti a seguito del moltiplicarsi degli interventi e delle istituzioni pubbliche addette; la famiglia è progressivamente esposta e condizionata da una marea crescente di esperti.
L’istituzionalizzazione della famiglia permette di governare la complessità della variabilità dei rapporti interni ed esterni secondo le nuove esigenze produttive della tecnologia scientifica moderna, nell’epoca del trionfo della meccanica l’individuo all’interno della famiglia deve essere un elemento disponibile e gestibile, da inserirsi nel processo produttivo e di consumo.
Tuttavia la famiglia resta un elemento fondamentale nella formulazione dei giudizi di valore necessari per una scala dei bisogni da soddisfare e del modo migliore per farlo, in questo processo emergono le dinamiche di negoziazione e di conflitto, riflesso dell’attività negoziale - conflittuale dell’ambiente sociale.
Il venire meno dei netti confini tra generazioni e del loro sovrapporsi a seguito dell’allungamento delle funzioni vitali della vita, fa venire meno i ruoli storicamente predefiniti e con esso un chiaro e legittimo modello familiare di autorità e quindi di potestà regolamentare, sostituita da autorità esterne.
La continua negoziazione, esaltata dall’individualismo nel gruppo e dal modello consumista, rende possibile una decisa autonomia dei consumi da parte degli adolescenti del tutto indipendente dalla loro capacità economica, ma funzionale alla redistribuzione delle risorse familiari in termini accelerati nell’economia nazionale, con riflessi nel PIL.
Il venire meno dell’autorità centrale familiare crea meccanismi di negoziazione anche per i consumi collettivi familiari (abitazione, alimentazione, salute, ecc.), con ulteriori profondi riflessi sui meccanismi redistributivi delle risorse familiari.
Resta comunque alla famiglia, nel modificarsi delle relazioni, un ruolo centrale economico ed affettivo/educativo, che si riflette nella trasmissione delle differenze di ceto da una generazione all’altra (Bernstein), tuttavia il ridursi del numero dei membri al suo interno comporta un impoverirsi della formazione e trasmissione delle esperienze, nonché delle capacità emotive, vi è pertanto una proiezione esterna presso istituzioni e figure professionali di “esperti”.
Nasce una “cultura degli esperti” capillarmente pervasiva, fornita di modelli disomogenei, che può sfociare in situazioni di insicurezza mentre le generazioni più giovani si rinchiudono in “società segregate per età” al fine di un vicendevole supporto affettivo/emozionale.
La caduta delle tradizionali componenti di obbligo e dovere parentali proprie della famiglia estesa sostituiti dai soli rapporti emotivo/affettivi, funzionale al modello individualista, ha anche riflessi sul modello economico di durata degli investimenti tendendo verso periodi medio/brevi, e introduce nella famiglia ristretta una trasmissione generazionale a livello simbolico/affettivo più che dal controllo, venendo inoltre meno dei concetti quali l’onore, legato all’ambiente di riferimento dall’esistenza in esso dell’ulteriore concetto del diritto di rispetto, nonché dall’obbligatorietà del proprio sacrificio a favore del gruppo in presenza di determinate situazioni.
La famiglia è un sistema dinamico in cui ad un trascorrere temporale, si affiancano concetti quali compito evolutivo, stadio di sviluppo e fase propizia, con la necessità di definire i propri confini interpersonali ed a essa esterni, si ché al fattore differenziazione si affianchino i fattori coesione e adattabilità, viene in tal modo a sovrapporsi il sistema emozionale plurigenerazionale con l’aspetto comportamentale economico, sganciato dai precedenti ruoli predefiniti.
Proprio per questi particolari aspetti la famiglia non può assimilarsi ai normali gruppi di lavoro, essa è fornita di relazioni nate da storie condivise e da esperienze di intimità difficilmente ripetibili, tese alla soluzione collettiva dei singoli problemi.